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Salute e sviluppo sostenibile |
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Silea (TV) Silea 08 12 2005 Salute - Popolazione - Rifiuti ...e Termovalorizzatore Come Medici che vivono ed operano nel territorio in cui si sta facendo strada l’ipotesi di realizzo di due termovalorizzatori per lo smaltimento di rifiuti industriali per conto di Unindustria Treviso, sentiamo necessario esprimere le nostre osservazioni unite ai dubbi su tre aspetti salienti del progetto e che sono:
*Il documento da noi elaborato tiene conto e fa riferimento a quanto già riportato dall’Associazione Medici per l’Ambiente e dai Medici Forlivesi sulla questione oramai nazionale dell’ incenerimento dei rifiuti .
GLI EFFETTI DEGLI IMPIANTI DI INCENERIMENTO SULLA SALUTE UMANA Gli impianti di incenerimento , bruciando materiali estremamente vari, emettono un gran numero di sostanze chimiche di diverso grado di pericolosità. Lo stesso processo di combustione trasforma rifiuti relativamente innocui in rifiuti altamente tossici e pericolosi, sottoforma di emissioni gassose, ceneri volatili, ceneri pesanti, che a loro volta richiedono costosi sistemi di inertizzazione e di stoccaggio. Tra le sostanze emesse vengono segnalati metalli pesanti, composti organici volatili, idrocarburi policiclici aromatici,policlorobifenili, diossine e furani. Tra quelle più pericolose troviamo: arsenico, berillio, cadmio, cromo, nickel, mercurio che sono classificati dalla IARC (International Agency Research of Cancer) a livello 1 come rischio oncogeno documentato in quanto correlati ad aumentato rischio di neoplasie a livello di: polmone, cute,vescica, rene, fegato ,colon e prostata. Gli inceneritori emettono diossine; per questo rappresentano una delle fonti più importanti di inquinamento .La dose massima tollerabile giornaliera per l’uomo è stata abbassata a 2 pg/Kg peso in base alla Direttiva 2000/76/CE. Tuttavia il rispetto dei limiti imposti per legge delle concentrazioni di queste sostanze nei fumi,non garantisce di per sé la salute della popolazione, in particolare quella infantile. 32 studi hanno riguardato la salute della popolazione residente in aree vicine agli impianti, 11 sono stati condotti su lavoratori addetti agli impianti, 2 su popolazione residente e uno condotto in Giappone, ha valutato l’impatto sui residenti di alti livelli di diossine ed analoghi prodotti riscontrati nelle vicinanze di un inceneritore. I principali effetti indagati sono comunque quelli legati ad un aumentato rischio di neoplasie solide ed ematologiche; in 2/3 degli studi in quanto a mortalità/incidenza/ prevalenza di cancro si è riscontrata una associazione significativa per neoplasie a carico di esofago, stomaco, intestino,fegato, sarcomi dei tessuti molli,linfomi non Hodgkin, neoplasie infantili e soprattutto neoplasie polmonari. Nonostante la intuibile complessità di tutti questi studi (tempo di esposizione, migrazione della popolazione,altri fattori concomitanti di rischio, stato socio economico,relativa rarità delle patologie in esame, ecc.), la review del 2004 a cui si fa riferimento conclude comunque per un documentato aumento di rischio di Linfomi non Hodgkin, sarcomi dei tessuti molli, neoplasie polmonari, neoplasie nell’infanzia per la popolazione residente in prossimità degli impianti di incenerimento. Il documento con il quale Unindustria di Treviso ha presentato il progetto di termovalorizzazione alla Regione Veneto non ha accennato a rischi per la salute dell’uomo limitandosi a prendere in considerazione solo il problema delle discariche e dello smaltimento dei rifiuti speciali non perico- losi .Ci chiediamo: “E’ stato calcolato il rischio globale che tale opera presenta? Si è valutata l’entità del rischio in asssenza dei termovalorizzatori? Non possiamo rassegnarci ad una fideistica accettazione del rischio! Chi ha il compito di monitorare tale rischio, chi è responsabile per tutto ciò che può accadere alla popolazione nel tempo?
LA SCELTA DEI SITI E LE RIPERCUSSIONI SULLE ATTIVITA’ UMANE PRESENTI
Secondo Unindustria Treviso “l’ambito territoriale su cui realizzare il termovalorizzatore è stato individuato avendo riguardo ai grandi assi infrastrutturali esistenti o in via di realizzazione nel territorio (autostrade A27, A28,A4, Passante autostradale di Mestre e Superstrada Pedemontana Veneta) e alle realtà economico produttive che operano attorno a queste grandi reti di comunicazione”. Le attività lavorative di queste zone sono prevalentemente agricolo-artigianali Fino a qualche anno fa , il territorio dove si pensa di collocare gli inceneritori ,era adibito ad un uso prevalentemente agricolo. I Comuni sui cui è caduta la scelta di Unindustria, non hanno mai destinato grandi aree del proprio suolo al realizzo di tali impianti ; la Regione Veneto ne può disporre liberamente? Perché non recepire anche il parere del cittadino direttamente interessato dall’opera dopo averlo correttamente informato? A chi spetterebbe tale compito e perché non è stato fatto? Silea e Bonisiolo sono insediamenti urbani che disterebbero in linea d’aria a meno di un Km dai termovalorizzatori e rappresentano due realtà geografiche in profonda trasformazione per crescita del - numero di abitanti e per le modifiche urbanistiche in corso che mal si adattano a ricevere impianti di così grandi dimensioni. In queste Comunità poi è ancora significativa l’attività agricola che ,negli ultimi anni si è specializzata in vari settori: viticolo,cerealicolo,vivaistico,orticolo e dell’allevamento animale. Inoltre i due Paesi si trovano nel mezzo di un’area, quella padana, che è fra quelle più inquinate del Pianeta e ciò per la nota circolazione atmosferica delle correnti che determinano il ristagno degli inquinanti nel territorio. Le sostanze nocive prodotte dagli inceneritori, oltre ad interessare i Comuni di Silea e Mogliano Veneto,possono propagarsi anche fino a 20 Km dal sito interessando una vasta zona che andrebbe dai Comuni di Maserada sul Piave, Villorba ,Carbonera, San Biagio di Callalta, Treviso; Roncade, Monastier,, Casale sul Sile, Preganziol , Favaro Veneto e Mestre-Venezia. Data la complessità della questione e l’ emergenza rappresentata dai rifiuti, non solo industriali, legati allo sviluppo del territorio e delle attività umane in esso praticate non si può prescindere dai loro effetti sulla compatibilità ambientale. La congestione del traffico, l’inquinamento dei corsi d’acqua, l’eccessiva cementificazione, l’esubero di aree industriali spesso inutilizzate sono elementi che stanno minando l’ambiente in cui viviamo.Affinchè si possa pensare all’inceneritore come scelta praticabile o percorribile è prima di tutto necessario aver compiuto un’attenta analisi delle priorità che il nostro territorio presenta tra cui non ultime: il riordino e la riqualificazione delle aree urbane esistenti, la riduzione di consumo di nuovo suolo,la valorizzazio- ne e tutela delle aree naturalistiche,la costruzione di una rete ecologica e il riassetto idrogeologico del territorio.Tutti obiettivi questi che sono parte del Piano territoriale Regionale e quindi Provinciale che dovrebbero rappresentare un punto d’incontro e di opportunità di crescita condivise dalle organizzazioni politiche, associative ,culturali e sociali per l’utilizzo di risorse non più riproducibi-li.E’ all’interno di questo Piano che dovrebbe collocarsi la scelta di costruzione degli inceneritori. Fin dal 2001 Unindustria Treviso ha avviato pubblicamente un’azione di confronto nel territorio (così viene scritto nel Documento di presentazione del Progetto di realizzazione dei due termovalorizzatori) che ha coinvolto gli Amministratori Pubblici e altre componenti sociali per favorire una conoscenza approfondita e consapevole del progetto da parte della comunità locale. La conoscenza tecnica del Progetto Termovalorizzatore è sì importante ma lo diventa ancora di più se collocata nell’ambito di scelte che vadano nel verso di una promozione integrale della salute intesa non solo come assenza di malattia ma come il raggiungimento del più elevato benessere psico-fisico, sociale e giuridico che l’ uomo possa ottenere. L’Inceneritore, cosi come è stato proposto nei tempi , nei luoghi e nei modi, aiuterebbe l’uomo in tale prospettiva?
LE RAGIONI DEL DUBBIO E LE CONVINZIONI PER SCELTE RESPONSABILI CONDIVISE
Le direttive dell’ O.M.S. e della Comunità Europea in materia, indicano come la riduzione dei rifiuti, il riutilizzo ed il riciclo debbano essere prioritari rispetto a qualunque altro approccio. L’incenerimento dei rifiuti, tra i metodi in uso, è quello che ha maggiore costo ed il maggior impatto ambientale. Con esso si vengono a trasformare rifiuti potenzialmente innocui in materiali tossici e pericolosi che richiedono a loro volta sistemi costosi di inertizzazione e stoccaggio. Il riuso, il riciclaggio, il compostaggio, la raccolta differenziata, comportano meno rischi e riducono notevolmente l’impatto ambientale con la creazione di un residuo fisso da discarica inferiore rispetto a quanto ottenuto con la combustione. L’obiettivo della riduzione complessiva dei rifiuti prodotti ed una raccolta differenziata intorno all’80% sono traguardi che si stanno raggiungendo in molte nostre realtà locali: E questo per un accresciuto senso civico e di responsabilità che hanno saputo innescare comportamenti virtuosi sostenuti da un sistema organizzativo di raccolta intercomunale che nel bacino TV2 ha raggiunto livelli di eccellenza comunque ancora perfettibili. Il mondo industriale a cui guardiamo con fiducia, può ancora fare molto per il superamento dell’attuale livello di recupero e riciclo dei propri rifiuti fermo al 47 %. Senza ricorrere alla combustione vi sono ulteriori possibilità suggerite dalla ricerca scientifica e dalla innovazione tecnologica che se da un lato non sempre sono in grado di offrire immediati vantaggi economici,dall’altro costituiscono una solida base per lo sviluppo del prodotto di qualità.
CONCLUSIONI
Riteniamo , a questo punto, necessario: * stimolare in tutti comportamenti “virtuosi “nel massimo rispetto di sé e dell’ambiente, ribadendo a questo proposito, come medici, il nostro ruolo non solo di operatori , ma anche di educatori alla salute. * evitare di aggravare il carico di emissioni inquinanti in un territorio da salvaguardare come il nostro con la fuoriuscita di sostanze pericolose destinate ad accumularsi nel tempo con effetti biologici non ancora totalmente conosciuti. * impedire l’emissione di sostanze a documentato rischio oncogeno, interpretando i dati scientifi ci a disposizione nel modo più restrittivo in obbedienza al sano principio di precauzione e di buon senso. *guidare le scelte politiche per chi è preposto alla soluzione dei problemi così complessi con l’ascolto, il confronto, la ricerca, l’attenzione verso tutte le possibili alternative.
Questo documento è rivolto ai Medici ( Ospedalieri, Medicina Generale Specialisti. Pediatri Medicina dei Servizi e Continuità Assistenziale) perché venga dibattuto e sottoscritto, liberamente.
Francesco CAVASIN, Mariorita COCCO, Paolo BRUSUTTI, Ennio NASCIMBEN, Alessandra GEREMIA, Massimo FORNAINI, Roberto SACCOCCI, Giuseppe MULATO, Nicola PANTALEONI, Laura TABOGA, Maurizio DE SIMONE, Antonino CANDURA, Paolo TOTTOLO, Luca VACCARIO,Paolo MALATESTA, Valeria BUSETTO, Antonio POMA, Margherita PUPULIN,Giorgio FAVERO, Silvia BALDAN, Vally BACCHIN, Elena GARGIULO, Michele BATTAGLIA, Luigi ERROI, Manuela TREVISIN,Lucia BARBON, Stefano GATTO, Salvatore SCARLATA, Ugo PAVANELLO, Luciano DI DANIEL,Gianmarco ROLE’, Roberto MORO, Fernando ROSSETTO, Roberto SIMONETTI, Stefano FERRARESE, Claudio SCARPA, Roberto BENETTI , Roberto BIANCHIN, Chiara GIAGGIO, Alberto CIPOLLA, Rita ORTALI, Mara SCATTOLIN,Fulvia FACCHIN,Brigida SCURA, Elisa VILLANI, Elena ALBERGHINI, Giuseppe ROVEDA , Claudio GRELLI, Lucia CAVINATO, Marcello DORIGO, Maria Pia FAVIT Mauro PASQUALIN,Fabiano FIUMICELLI, Maurizio CARUSO, Umberto DE CONTO, Paola SARTORI, Agnese MORO, Patrizio BARBON, Gianguido MARDEGAN, Luigi TONELLO, Angelo MOTTA,Massimo RULLO,Salvatore SPORTIELLO……./.
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