Strade di cinquant'anni fa,
grattacieli in
pineta. Ben venga l'innovazione, se migliora, se da nuove opportunità, ma
da tempo ci è chiaro che
Jesolo ...
L'ANGOLO DIRITTO | JesoloForum.com
di admin
... le nuove costruzioni che rientrano nella
fascia di rispetto di trecento metri dalla linea di battigia sono soggette
all'obbligo di autorizzazione paesaggistica, anche se eventualmente
inserite in un Piano di recupero. ...

di Alessandro Ambrosin
Jesolo, una delle maggiori località turistiche
italiane per presenze estive, oggi potrebbe essere definita per
antonomasia la città del cemento. Negli ultimi anni le amministrazioni
comunali che si sono succedute alla guida del paese hanno preferito
puntare ad uno sviluppo urbanistico esponenziale senza abitanti. Un fatto
alquanto anomalo per una qualsiasi cittadina, dove solitamente
l'incremento delle strutture urbanistiche viaggia di pari passo con
l'aumento demografico. Eppure qui è successo esattamente il contrario,
almeno finora.
Da una parte il numero dei residenti, pressocchè invariato nell'ultimo
decennio, potrebbe essere paragonato ad una comunità montana, dove
soprattutto i giovani immigrano verso le grandi città alla ricerca di
maggiori opportunità, dall'altra Jesolo sembra essere diventata una
fucina di architetti, costruttori e immobiliaristi che competono per
realizzare e vendere appartamenti su imponenti grattacieli e palazzi
avveneristici, che farebbero invidia a metropoli come Miami, o
addirittura Dubai negli Emirati Arabi. Ad uno sviluppo verticale si sono
aggiunte una miriade di villette e villaggi turistici spuntati come
funghi un pò dappertutto. Una deregulation edilizia in controtendenza
con le attuali politiche abitative dei paesi europei più avanzati. E che
prezzi.
Se l'ondata della crisi economica mondiale, che sta investendo gran
parte dei paesi occidentali ha determinato una battuta d'arresto sul
mercato immobiliare, Jesolo è esente anche da questo fenomeno dove si
continua a costruire a prezzi che nell'ultimo anno sono aumentati
addirittura del 5-10%.
Prezzi che possono partire dai 3mila euro al metro quadrato per le zone
più arretrate fino a raggiungere quota 15mila, per non parlare delle
abitazioni frontemare, paragonabili agli esclusivi appartamenti dei
centri storici italiani. Per soli quaranta metri quadrati in una
costruzione delle nuovi torri si può arrivare a sborsare anche 650mila
euro alla faccia di un progresso che sicuramente accontenta una risicata
fetta di facoltosi e arricchisce le tasche di pochi. Oppure per un 70 mq
in una palazzina di 25 anni ci vogliono ben 550 milioni di euro. Lo
sanno bene le agenzie immobiliari che fino a pochi anni fa si contavano
sulle dita di una mano e ora sono almeno una trentina.
Una contraddizione in termini, direbbe forse l'architetto di fama
mondiale, Kenzo Tange, che chiamato dall'amministrazione comunale nei
primi anni 90 ebbe per primo il compito di gettare le linee guida per
trasformare Jesolo in una città vera, e che in termini pratici avrebbe
dovuto dare quell'impulso positivo ad una località balneare che vive
solo 4 mesi all'anno per poi cadere nella stagione invernale in una
sorta di letargo civile. E forse la causa è proprio da ricercare in
questa politica espansionistica che non ha tenuto conto che una
cittadina cresce solo quando esiste un collegamento direttamente
proporzionale tra persone che vi risiedono e sviluppo urbanistico, e non
viceversa.
D'altra parte l'ambizioso "Master Plan" realizzato dal noto giapponese
di fama internazionale, presentato nel 1994 e approvato definitivamente
con qualche variante il 18 aprile del 2003, aveva ben altri obiettivi,
rispetto a quello che oggi è sotto gli occhi di tutti.
L'idea portante mirava principalmente a tre obiettivi. Il primo era
quello di creare una zona residenziale permanente (l'attuale progetto di
edilizia residenziale popolare Campana ndr) che entro il 2012 avrebbe
dovuto portare Jesolo al traguardo di 35mila residenti. La seconda era
quella che prevedeva l'accorpamento volumetrico di alcuni stabili per
rilanciare l'arenile sia in termini di qualità che di sobrietà
architettonica. E infine, il terzo obiettivo era quello di creare un
parco centrale, una specie di Central Park newyorchese, proprio nel bel
mezzo della nuova area residenziale. Insomma tutto ruotava attorno ad un
elemento fondante, che ogni urbanista prende solitamente in
considerazione, cioè una città pensata e costruita a dimensione dei suoi
abitanti. Infrastrutture e attività commerciali erano stati studiati per
soddisfare i bisogni non solo dei turisti che affollano nei mesi estivi
il litorale, ma anche dei residenti, in un contesto che avrebbe portato
nuova linfa vitale all'attività turistica che rappresenta il perno
economico del territorio, capace però di dare una continuità anche nei
lunghi mesi invernali a garanzia di un equilibrato e costante sviluppo
socio economico.
Oggi a guardare Jesolo i veri obiettivi sono stati
elusi. Quel che resta del famoso master plan, che nel corso degli anni ha
subito circa 300 varianti di programma, è un'esasperta cementificazione
con la conseguenze perdita anche della flebile identità sociale che ha
accompagnato la storia di Jesolo per oltre un secolo.
Indubbio che nell'attuale contesto l'arredo urbano in generale sia stato
migliorato grazie all'ormai consueta contrattazione tra amministrazione
comunale e costruttori, dove quest'ultimi in cambio di aumenti di
cubatura hanno fatto un vero e proprio restyling di piazzette e strade.
Ma la fuga specialmente per i giovani è stata comunque inevitabile. I
prezzi delle case sono lievitati, tanto che oggi pochi eletti potrebbero
permettersi di acquistare un'abitazione a Jesolo, e nonostante la
crescita dell'offerta abitativa stagionale il maggiore flusso turistico
si è ridotto prevalentemente nei fine settimana. L'attuale sindaco
Francesco Calzavara tempo fa rilasciò un intervista a un giornale
locale giustificando l'attuale espansione immobiliarista come un motivo
valido per incentivare il ritorno della "creme" facoltosa lombarda,
proprio come avvenne negli anni 50 e 60, periodo in cui Jesolo era
considerata una spiaggia d'elite.
Così le intenzioni originarie del tanto discusso Master Plan si sono
sempre più affievolite per fare spazio ad una speculazione selvaggia,
quasi fosse la panacea di tutti i mali. Ascoltando alcuni dei residenti
il mercato immobiliare avrebbe favorito i piccoli e medi imprenditori
della regione che avrebbero investito il contante delle loro aziende sul
sicuro mattone, determinando una lievitazione dei prezzi incontrollata.
Così jesolo oggi rappresenta un caso alquanto singolare con prezzi che
viaggiano da se, a scapito di una crescita demografica parallela, e
senza migliorare la qualità della vita per chi ci vive tutto l'anno.
Indubbio che aumentare demograficamente una città comporta un onere
maggiore per l'amministrazione: più scuole, più strutture pubbliche e
più servizi d'aggregazione sociale, forse ritenuti poco importanti per
l'attuale gestione. Ma questo elemento rappresenta il cuore pulsante di
una qualsiasi città. Nel 1991 Jesolo, secondo i dati diffusi dall'Istat
aveva 22.151 residenti e dieci anni più tardi erano diventati 22.698.
Una crescita irrisoria rispetto ai presunti 6 milioni di metri cubi di
cemento realizzati negli utlimi anni, e che secondo i demografi si
possono tradurre in una capacità insediativa di circa 50mila abitanti.
D'altra parte siamo in una regione che registra un primato negativo
assieme alla Puglia e al Lazio, per quanto concerne l'avanzata del
cemento. Dal 2001 al 2008 il Veneto ha perso ben 100 chilomentri
quadrati tra aree verdi e agricole (Rapporto Istat 2009) per far spazio
a nuovi insediamenti urbani.

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