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Compostaggio

 

 

 

 

 

 

 

 

Consiste nella stabilizzazione biologica in fase solida di scarti, residui e rifiuti organici fermentescibili, in condizioni aerobiche (presenza di ossigeno molecolare) tali da garantire alla matrice in trasformazione il passaggio spontaneo attraverso una fase di auto-riscaldamento, dovuto alle reazioni microbiche. Il processo trasforma il substrato di partenza in un prodotto stabile, simile all'humus, chiamato compost. Si tratta, essenzialmente, dello stesso processo di trasformazione che in natura ricorre spesso in diversi contesti quali, per esempio, la lettiera dei terreni forestali ovvero i cumuli di letame in maturazione, con la differenza che, nelle applicazioni tecnologiche, esso viene opportunamente incrementato ed accelerato.

Nell'ambito delle biotecnologie ambientali, il compostaggio, senza aggettivazione alcuna, sta quindi ad indicare il processo bioossidativo aerobico, esotermico (basato su reazioni che generano calore), promosso dai microrganismi (biomassa attiva) di norma naturalmente associati alle matrici sottoposte al trattamento, in conseguenza del quale il substrato organico eterogeneo di partenza (biomassa substrato) subisce, in tempi ragionevolmente brevi (alcune settimane), profonde trasformazioni nelle caratteristiche fisico-chimiche e biologiche (maturazione), con perdita della putrescibilità (stabilizzazione), parallelamente ad una parziale mineralizzazione e humificazione (VALLINi, i 995a).

 

 Il termine compostaggio anaerobico, quantunque usato talvolta nel lessico tecnico per indicare la stabilizzazione di matrici organiche in condizioni metanogeniche, è in realtà da ritenersi un inesatto e fuorviante sinonimo di digestione anaerobica. 

 Quale metodo di compostaggio adottare?

Numerosi sono i metodi di compostaggio applicabili alla stabilizzazione dei rifiuti organici. La scelta del metodo dipende do una serie di fattori, tra i quali, in primo luogo, la tipologia delle matrici organiche da trattare. Ad influenzare l'adozione di un sistema di compostaggio piuttosto che un altro sono però anche la quantità di rifiuto da stabilizzare e la disponibilità di spazio per il trattamento, l'entità dell'investimento stanziato per le strutture impiantistiche, l'incidenza della manodopera sull'operatività del sistema, la dislocazione topografica del sito destinato alla stazione di trattamento ed una molteplicità di considerazioni di carattere ambientale, infrastrutturale e sociale. Sulla base di queste necessità, non è possibile stabilire a priori quale filiera di compostaggio sia più confacente alle esigenze di un determinato contesto. Tuttavia, anche se l'obiettivo di una corretta stabilizzazione aerobica dei rifiuti organici può essere raggiunto attraverso strategie impiantistiche diverse, è opportuno tenere ben presenti i limiti associati alle specifiche soluzioni, evitando l'adozione di sistemi non appropriati di trattamento, sulla base della economicità dell'intervento o delle mode tecnologiche di volta in volta ricorrenti sul mercato come soluzioni rivoluzionarie.

Come è stato già ampiamente evidenziato, le matrici organiche destinabili alla stabilizzazione attraverso ìl processo di compostaggio ospitano sia microrganismi in grado di condurre reazioni di decomposizione anaerobica che specie microbiche con metabolismo ossidativo. Poiché il fine del compostaggio è la biostabilizzazione aerobica della sostanza organica, il requisito fondamentale per garantire un decorso rapido ed efficiente del processo consiste nel mantenere la presenza di ossigeno nelle matrici in trasformazione, ai livelli compatibili con il metabolismo microbico aerobico. Ne consegue che, nelle diverse situazioni operative, il metodo di compostaggio adottato, determina il modo attraverso il quale la suddetta esigenza è soddi­sfatta e finisce per condizionare altri aspetti del processo come il controllo della temperatura, la movimentazione del materiale in trasformazione, il controllo delle emissioni maleodoranti ed il tempo di stabilizzazione.

Nel panorama tecnologico, si riconoscono essenzialmente tre tipologie generali di metodi di compostaggio: a) il compostaggio in cumuli periodicamente rivoltati, b) il compostaggio in cumuli statici aerati e c) il compostaggio in bioreattori.  Ciascuna tipologia si articola in una vasta gamma di sistemi applicativi.

                           

Bioreattore della BIO.FER a Boara Polesine

Esiste anche il cosiddetto compostaggio passivo, il quale non ha però  rilevanza in termine tecnologici. Esso  infatti  presuppone  il semplice ammasso della matrice organica putrescibile, la quale  viene poi  lasciata  indisturbata  per  lunghi  periodi  di  tempo  (molti mesi)  senza condizionamento alcuno delle reazioni di degradazione e trasformazione.  Rientra in questa categoria il trattamento delle deiezioni animali presso la maggior parte delle aziende  agricole.

                  

   Cumuli statici                         Cumuli rivoltati

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