|
Ambiente rurale Territorio urbanizzato Ripristino ambiente naturale |
|||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
|
Argomenti I Categorie ambientali I Agricoltura sostenibile I Sviluppo sostenibile I Turismo sostenibile |
|||||||||
| indice | chi siamo | cosa facciamo | statuto | contatti | links | news | eventi | immagini | home |
|
|
La cicogna nera |
|
|||||||
|
In Italia molte specie animali hanno subito una triste sorte, vuoi per la distruzione dell’habitat, vuoi per la persecuzione dell’uomo. Fra gli uccelli sono scomparse diverse razze, alcune perché rappresentavano un bocconcino troppo appetitoso come l’otarda, altre perché erano considerate dannose predatrici di animali domestici e di selvaggina, come l’avvoltoio monaco. Fra le specie ritenute "nocive" all’economia umana, e quindi meritorie di morte, era annoverata la cicogna nera. Perché? Perché si cibava di pesce, un tempo fonte di cibo molto importante per il popolino. Diversa sorte spettò alla cicogna bianca, che era vista un po’ meglio della cugina perché mangiava poco pesce e uccideva prede ritenute dannose come topi e bisce. La cicogna nera fu così tanto perseguitata che la popolazione italiana nidificante fu distrutta, con molta probabilità già in epoca rinascimentale. Infatti, a differenza della cicogna bianca, non esistono documenti storici del Seicento-Settecento che ne attestano la nidificazione. Per trovarli bisogna risalire a Federico II che illustra la presenza della specie in Italia meridionale nel suo trattato di ornitologia "Arte venandi cum avibus", risalentente al XIII° secolo. In quel tempo esistevano ancora sicuramente ampi tratti selvaggi di antiche selve, .ricche di corsi d’acqua e paludi dove la cicogna nera sopravviveva e dove era difficoltoso cacciare. Ma le cose cambiarono! A partire dal XVI° secolo la popolazione umana crebbe velocemente e per sfamarla si dovettero mettere a coltura ampie superfici di foresta, distruggendo in tal modo gran parte dell’habitat ideale di questo grande uccello. La caccia, la raccolta dei giovani nel nido a scopo alimentare e il forte disturbo causato dalla costante presenza dell’uomo all’interno dei superstiti lembi di foresta, vuoi per raccogliere legna o frutti del sottobosco, vuoi per portarvi a pascolare gli erbivori domestici, resero vani gli ultimi tentativi di riproduzione della specie in Italia. Nel resto dell’Europa le cose andavano meglio? Non si hanno informazioni per tutti gli Stati, ma la specie doveva essere sicuramente scomparsa anche in Francia e Svizzera e presente ancora in Spagna, Portogallo e nei Paesi Balcanici (Serbia, Albania, Grecia, Bulgaria). La cicogna nera stava un po’ meglio nell’Europa centro-orientale e settentrionale, dove sopravvivevano ampie foreste. La salute della specie nel suo complesso era stata tuttavia minata ed il declino fu inevitabile, anche laddove esistevano territori ancora potenziali alla sua riproduzione: nel XIX° Secolo si estinse in Belgio e in Germania (restarono residue popolazioni nel nord-est) e nel primo Novecento in Danimarca e Svezia. Una causa importante di mortalità, che sicuramente ostacolò la ripresa della specie tra fine Ottocento e metà Novecento fu una pratica che si diffuse come un cancro un po’ in tutta Europa, ma in particolare in Italia: il collezionismo di uccelli imbalsamati. Le cicogne in transito sul nostro Paese venivano spesso uccise per arricchire collezioni private o pubbliche (musei, università, circoli) o per rimpinguare il fiorente mercato tassidermistico. Per fortuna negli anni Ottanta, con leggi appropriate e severe, si vietò la possibilità di arricchire con nuovi esemplari le collezioni esistenti: di conseguenza le uccisioni cessarono quasi del tutto. Oltre all’indispensabile tranquillità e rispetto, diritti che oggi sono generalmente riconosciuti nel nostro Paese alle cicogne nere, c’è stato un altro fattore importante ad invogliare le prime coppie a nidificare di nuovo in Italia: il ritorno del bosco. A partire dal Secondo Dopoguerra le coltivazioni collinari e montane furono generalmente abbandonate, soprattutto al Nord, consentendo alla foresta di riappropriarsi di grandi spazi, ricreando così un habitat idoneo alla cicogna nera. Tali nuovi spazi poterono essere ripopolati grazie all’aumento di tale specie nella parte centro-orientale del Continente, che agì da serbatoio. La ripresa numerica si iniziò a registrare negli anni Quaranta in Germania orientale, Polonia, Slovacchia; in Austria si verificò la prima nidificazione già a fine anni Trenta che portò la popolazione ad aumentare sino al centinaio di coppie odierno. Negli anni Cinquanta la progressione si spostò verso Occidente interessando la Baviera, la Boemia e la Sassonia. Nel frattempo le cicogne nere crebbero di numero e furono osservate sempre con maggiore frequenza durante le migrazioni in Olanda, Belgio, Francia, Svizzera, Italia. L’espansione iniziò a concretizzarsi con presidi del territorio sempre più lunghi, sino a giungere all’occupazione dell’intera stagione riproduttiva e alla costruzione dei primi nidi in Europa Occidentale: nel 1977 in Francia, nel 1985 in Lussemburgo, nel 1989 in Belgio, nel 1991 in Danimarca e finalmente nel 1994 in Italia. La prima coppia fu trovata in Piemonte all’interno del Parco naturale del Monte Fenera, ai piedi della Valsesia, in un vasto e selvaggio comprensorio boschivo, ricco di torrenti pescosi, tra le province di Vercelli e Novara. L’espansione territoriale si estese negli annui successivi alla vicina provincia di Biella, portando a 4 le coppie piemontesi nel 1999. I nidi venivano costruiti su grandi alberi in luoghi, lontani dall’uomo. La tranquillità, il rispetto da parte della gente e la vastità degli ambienti furono elementi chiave per l’occupazione di buona parte di queste aree pedemontane. A partire dal Secondo Dopoguerra le coltivazioni collinari e montane furono generalmente abbandonate, soprattutto al Nord, consentendo alla foresta di riappropriarsi di grandi spazi, ricreando così un habitat idoneo alla cicogna nera. Tali nuovi spazi poterono essere ripopolati grazie all’aumento di tale specie nella parte centro-orientale del Continente, che agì da serbatoio. La ripresa numerica si iniziò a registrare negli anni Quaranta in Germania orientale, Polonia, Slovacchia; in Austria si verificò la prima nidificazione già a fine anni Trenta che portò la popolazione ad aumentare sino al centinaio di coppie odierno. Negli anni Cinquanta la progressione si spostò verso Occidente interessando la Baviera, la Boemia e la Sassonia. Nel frattempo le cicogne nere crebbero di numero e furono osservate sempre con maggiore frequenza durante le migrazioni in Olanda, Belgio, Francia, Svizzera, Italia. L’espansione iniziò a concretizzarsi con presidi del territorio sempre più lunghi, sino a giungere all’occupazione dell’intera stagione riproduttiva e alla costruzione dei primi nidi in Europa Occidentale: nel 1977 in Francia, nel 1985 in Lussemburgo, nel 1989 in Belgio, nel 1991 in Danimarca e finalmente nel 1994 in Italia. La prima coppia fu trovata in Piemonte all’interno del Parco naturale del Monte Fenera, ai piedi della Valsesia, in un vasto e selvaggio comprensorio boschivo, ricco di torrenti pescosi, tra le province di Vercelli e Novara. L’espansione territoriale si estese negli annui successivi alla vicina provincia di Biella, portando a 4 le coppie piemontesi nel 1999. I nidi venivano costruiti su grandi alberi in luoghi, lontani dall’uomo. La tranquillità, il rispetto da parte della gente e la vastità degli ambienti furono elementi chiave per l’occupazione di buona parte di queste aree pedemontane. |
|||||||||
|
indice I argomenti I categorie ambientali I agricoltura sostenibile I sviluppo sostenibile I turismo sostenibile I news I home |
|||||||||
|
Tutti i diritti riservati. Copyright © 2004 [CARTURAN GIULIANO Consulenze per progettazione e gestione ambientale] Aggiornato il 23-08-07. |