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Bioarchitettura e paesaggio in Sardegna

 

 

 

 

Costruire è ovunque l’attività umana a più alto impatto ambientale ma è anche la più antica. In Sardegna, da vent’anni, si costruisce soprattutto lungo le coste. Due le ragioni principali: le zone interne dell’isola si vanno progressivamente spopolando; l’industria turistica si è sviluppata puntando solo sulla stagione estiva e sul mare.  Inoltre l’edilizia è diventata l’industria con il maggior numero di occupati,  e l’attività costruttiva quella più remunerativa. E’ un’attività che non si ferma e non si può fermare.

E’ giusto continuare a costruire ma si deve costruire meglio e soprattutto costruire sostenibile che significa garantire ai nostri figli almeno le opportunità, le risorse, l’ambiente che abbiamo ricevuto dai nostri genitori.

E’ un compito difficile ma si può fare. Difficile soprattutto nella nostra regione che ha un patrimonio di bellezze paesaggistiche  molto esteso che, ha richiamato forti interessi speculativi, ed è stato pesantemente intaccato da una vera e propria città lineare sulla costa, disabitata dieci mesi all’anno.

        Per proteggere sia le risorse naturali  sia il paesaggio e avviare una forma di sviluppo sostenibile, l’amministrazione regionale  ha varato la  legge salvacoste, che vincola la fascia dei duemila metri dal mare. A questo indispensabile strumento legislativo di salvaguardia dell’ambiente costiero, seguirà il Piano Paesaggistico che stabilirà le regole per l’attività edilizia dell’inero territorio regionale.

Ora ci sono alcune domande che vengono da parte degli architetti. Si può coniugare qualità e bellezza dell’architettura con l’inserimento all’interno di paesaggi pregiati e sublimi?

Per tutelare le bellezze naturali, ma anche i paesaggi urbani e agrari, è sufficiente stabilire l’inedificabilità della fascia costiera dei duemila metri? Ecco allora che il compito di dare risposte a queste domande sarà sempre del Piano Paesaggistico. Esso si ipotizza potrebbe contenere le linee guida della qualità architettonica, ma anche quelle per l’architettura sostenibile meglio nota come bioarchitettura.

Le prime potrebbero servire sia nella fascia dei duemila metri, sia nel resto del territorio regionale per avere un edilizia di qualità, moderna e ispirata alle tipologie tradizionali.

Le altre potrebbero promuovere l’impiego dei materiali della tradizione regionale e della bioedilizia, e soprattutto favorire il risparmio energetico e della risorsa idrica, e la produzione di energia dal solare, disponibile in Sardegna in  grande quantità, ma molto poco sfruttata.

Stiamo parlando di fantascienza? No! Anche il Consorzio Costa Smeralda, nelle vesti del suo proprietario Tom Barrak, ha scelto un turismo rispettoso dell’ambiente: in futuro meno metri cubi e più qualità ambientale.

E l’architettura sostenibile non è un invenzione dei fanatici dei mattoni di terra cruda: un recente decreto del Ministero delle Attività Produttive prevede requisiti minimi di rendimento energetico degli edifici. Per attestare i quali la provincia di Bolzano e l’ANAB (Associazione Nazionale Architettura Bioecologica) hanno messo a punto Casa Clima e SB100, sistemi di certificazione energetica degli edifici, ormai noti in tutta Italia.

Silvano Piras, architetto

e-mail: piras.arch@tiscali.it

 

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